Linee di Nazca… quale mistero?

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Uno degli argomenti che da sempre mi affascina, è la nostra inconsapevolezza sul perchè e come alcune grandi imprese siano state effettuate nel passato. Di queste fanno sicuramente parte le LINEE DI NAZCA.
Sono sostanzialmente dei geoglifi (disegni sul terreno più ampi di quattro metri), delle linee tracciate nel terreno del deserto di Nazca nel Perù meridionale. Esistono oltre 13.000 linee che formano più di 800 disegni stilizzati. I più conosciuti sono la balena, il pappagallo, la lucertola, il colibrì e il ragno (lungo 45 metri). Si presume che siano stati creati nel periodo dal 300 a.c. al 500 d.c.
In molti credono alla sopranaturalità di questi disegni; alcuni urlano che siano stati creati da alieni ed utilizzati come una sorta di piste d’atterraggio. A sostegno della loro tesi portano due argomenti in particolare rilievo:
– i disegni si mantengono ancora in modo impeccabile senza accennare grossi segni di erosione delle pietre
– l’enorme dimensione di queste linee.

Presto spiegato:

I disegni sono rimasti intatti per migliaia di anni perchè sono stati tracciati utilizzando delle pietre contenenti ossidi di ferro rimosse dalla superficie del deserto. Nazca è ventosa, ma le pietre assorbono il calore e fanno alzare l’aria proteggendo il suolo

La teoria più accreditata sulla modalità di realizzazione è che gli artisti abbiano dapprima prodotto i disegni in scala e poi riprodotti sul terreno con l’ausilio di un reticolato di corde (lo stesso procedimento utilizzato da Gutzon quando scolpì i volti dei presidenti stantunitendi sul monte Rushmore). Ed è errato dire che non è possibile osservare i disegni da terra… infatti ci sono molte colline e montagne nell’area che hanno permesso agli artisti di vedere il loro lavoro in prospettiva (consideriamo che all’epoca le pietre utilizzate avevano ancora un forte risalto sulla sabbia dovuto al colore giallo dato dall’ossido ferroso non ancora sbiadito dal sole come oggi).

Sul perchè siano state create ci sono più ipotesi. Una deriva da un vecchio racconto indigeno: “I vecchi indiani dicono […] di possedere la conoscenza dei loro antenati e che, molto anticamente, cioè prima del regno degli Incas, giunse un altro popolo chiamato Viracocha; non erano numerosi, furono seguiti dagli indios che vennero su loro consiglio e adesso gli Indios dicono che essi dovevano essere dei santi. Essi costruirono per loro i sentieri che vediamo oggi”
Mentre un’articolo del CORRIERE DELLA SERA del 3 dicembre 1985 recitava:

Gli scavi di una missione archeologica italiana in Perù stanno liberando dal mistero i geoglifi della pampa

PISTE PER LA DANZA DELLA PIOGGIA
I DISEGNI NEL DESERTO DI NASCA

Le grandi linee che formano le immagini (collegate al concetto di fecondità) sarebbero sentieri su cui dovevano muoversi le processioni di popoli minacciati dalla siccità – Alla fine anche la speranza crollò e gli agricoltori abbandonarono il territorio – Entro pochi decenni le figure saranno coperte dalle dune che avanzano.

I misteriosi disegni nel deserto di Nasca, nel Perù meridionale, cominciano a rivelare più chiaramente il loro significato. Oggetto di innumerevoli  interpretazioni che hanno spaziato dal calendario astronomico alla raffigurazione di costellazioni celesti, per arrivare alle piste di atterraggio per visitatori extraterrestri, i geoglifi scalfiti nella pampa peruviana sono oggetto per la prima volta di uno studio che ne prevede l’analisi parallela coi disegni presenti sulle ceramiche e con i dati stratigrafici dei centri abitati dove vivevano le popolazioni che realizzarono le figure nel deserto. Autore dell’indagine è il Centro studi e ricerche archeologiche precolombiane di Brescia, diretto da Giuseppe Orefici, impegnato dal 1983 in un progetto quinquennale di scavi nell’area di Nasca. Secondo i dati emersi in questa prima fase di studi i geoglifi sarebbero “percorsi di preghiera” in forma di figure di animali relazionabili al concetto dell’acqua e della fertilità. Quindi, sentieri sacri che i fedeli percorrevano durante i riti per invocare la pioggia. La tradizione di spazi e percorsi sacri da adibire a momenti rituali in cui personaggi mascherati eseguivano danze e cerimonie per invocare gli dei della pioggia è attestato presso diverse antiche culture pre-colombiane e anche tra i Pellerossa nordamericani fino all’epoca moderna. Non tutti i geoglifi rispondono a questa interpretazione (per alcuni gruppi dl linee è stata accertata la funzione calendariale) ma indubbiamente questa ipotesi sembra meglio correlabile alle caratteristiche culturali e alle esigenze vitali delle tribù che li realizzarono, di quanto non lo siano altre ipotesi finora avanzate. Durante l’indagine archeologica le diverse fasi stilistiche individuate nei geoglifi hanno trovato corrispondenze con le immagini dipinte sulla cera- mica e con gli eventi climatici (alluvioni e periodi di crescente desertificazione) chiaramente riscontrabili negli scavi effettuati dalla missione italiana. E’ stato così possibile interpretare le immagini in termini di trasformazioni sociali e ideologiche.

La pampa di Nasca è una pianura color rosso-bruno, coperta di ciottoli e schegge di pietra, dove i disegni furono realizzati asportando le pietre superficiali e mettendo allo scoperto il terreno sottostante più chiaro. I geoglifi più antichi risalgono all’800 avanti Cristo; i più recenti al 600 della nostra era. I disegni di animali sono una trentina dl cui 18 tipi di uccelli (condor, fregata, colibrì, pappagallo ecc.) e dodici di altri animali tra cui il ragno, la scimmia, l’orca marina, il cane e la rana. Vi sono poi figure di spirali (le più antiche), triangoli, trapezi e gigantesche linee rette che raggiungono i dieci chilometri di lunghezza. A realizzarli furono i popoli che crearono le culture Paracas e Nasca. I loro villaggi, allineati lungo i piccoli fiumi gravitavano sul centro culturale di Chauachi, una città-santuario di ventiquattro chilometri quadrati dove ora si trova uno dei tre cantieri di scavi degli archeologi italiani. I geoglifi sono prevalentemente visibili solo dall’alto ma come si è detto non era la visione il vero scopo dei disegni. Il fatto quindi non deve stupire; molti altri popoli precolombiani realizzarono opere simili destinate ad analoghe funzioni. Per quanto riguarda la difficoltà di realizzazione c’è da dire che diversi sono gli errori e le correzioni riscontrabili che, comunque, non dovette presentare eccessivi problemi per popoli abilissimi nella tessitura e quindi allenati a ragionare in termini di ascisse e ordinate (trama e ordito) che trasferite su grande scala, permettevano la realizzazione delle immagini sul terreno. I 1400 anni durante i qual furono realizzati i geoglifi son stati divisi dagli studiosi in tre periodi caratterizzati da diverse tipologie  iconografiche (vedi schema) che rappresentano tre diversi momenti culturali. Per prime compaiono le spirali, quindi le figure “naturalistiche” di animali e vegetali e la prima fase – che va dall’800 a.C. al 100 dC. – si conclude con la comparsa di immagini di uccelli. Il passaggio alla seconda fase è graduale, ma l’iconografia cambia profondamente: vengono eseguite sole immagini di uccelli, sempre più grandi e con il piumaggio evidenziato da una visione in pianta. L’uccello è il simbolo della pioggia per eccellenza e l’enfasi con cui è rappresentato suggerisce una richiesta di pioggia sempre più pressante. L’abbandono delle altre immagini animali sembra riflettere una crisi ideologica grave ma, poiché non ci sono evidenze archeologiche di eventi traumatici, si deve supporre che la classe sacerdotale riuscì a operare una trasformazione graduale. Per quattrocento anni le figure di uccelli (grandi fino a 140 metri) dominarono Il deserto di Nasca in una corale richiesta di pioggia. Ma gli dei non risposero alle suppliche dei popoli incalzati dalla siccità e i geoglifi della terza fase sembrano il risultato di una crisi ideologica che dovette avere risvolti traumatici sull’assetto sociale. La classe sacerdotale fu verosimilmente abbattuta e il grande centro di Chauachi abbandonato. Nei livelli archeologici di questo periodo spessi strati di argilla portati da devastanti alluvioni si alternano a fasi sempre più ravvicinate di siccità. Le tribù cominciarono ad abbandonare i villaggi e migrarono verso est e verso sud in cerca di nuovi territori. Nel deserto i disegni si fanno via via più schematici, lunghe linee attraversano il territorio in tutte le direzioni senza rispettare i geoglifi precedenti; anzi, sembrano volutamente cancellare le ormai inutili divinità-uccello che non hanno ascoltato le richieste degli uomini. Una furia iconoclasta pare aver pervaso le popolazioni che comunque si riconoscevano ancora nelle divinità più antiche e risparmiarono le spirali e le grandi immagini del periodo arcaico. Ancora una volta, però, gli dei della pioggia ignorarono le invocazioni, i campi inaridirono, la vita delle popolazioni Nasca divenne sempre più difficile. A niente servirono le imponenti cerimonie sui grandi spazi geometrici, disegnati sulla pampa desertica. Con la crisi ideologica crollò anche la struttura sociale. La classe sacerdotale che fino allora aveva garantito e controllato la coesione dei diversi gruppi umani venne spazzata via, e anche la struttura organizzativa subì un tracollo (le ceramiche votive di questo momento denotano un netto crollo tecnico). La sabbia del deserto comincio coprire i segni del potere abbattuto e lentamente la grande stagione dei geoglifi si spense. Questo in rapida sintesi il quadro che gli scavi italiani permettono già di delineare Gli archeologi sono impegnati in tre diverse località: il centro cerimoniale di Chauachi (500 a.c. – 550 d.C.) e gli abitati di Pueblo Vejo (400 a.C. – 1500 d.C.) e Huayuri ( 1000 1500 d.C.) L’imponente planimetria di Chauachi mostra che il centro cerimoniale è diviso in almeno due grandi settori, realizzati in tempi successivi, dentro ai quaii sono racchiuse numerose costruzioni terrazzate e una grande piramide di 110 metri di lato e 40 di altezza. L’intero complesso è costruito con mattoni di fango, canne e stuoie (utilizzate per rinforzare le strutture) e sorge sul lato sinistro dei Rio Nasca. oltre il quale si stende la pampa coi geoglifi. Quello effettuato dagli archeologi italiani e il primo vero scavo di Cahuachi condotto con metodologie scientifiche e interessa un settore periferico della città. Gli strati hanno messo in luce una tormentata storia climatica fatta di periodi di siccità alternati a fenomeni alluvionali che si ripeterono ogni 20-30 anni depositando spessi strati di sterile argilla. Tale situazione impose alle popolazioni continui allontanamenti e ritorni puntualmente registrati negli strati archeologici. La vicenda climatica di questi territori è ancora più evidente a Pueblo Vejo. Lo scavo mostra una successione di fasi abitative e di abbandoni del luogo fino ad arrivare a un grande cataclisma, verificatosi tra il 700 e il 900, che stese sull’abitato e sulle necropoli uno strato di due metri e mezzo di fango. Lo  stesso evento colpì Chauachi, ormai in abbandono, depositando blocchi di pietra perfino sulla sommità della grande piramide. A Pueblo Vejo la vita riprese con caratteristiche culturali molto diverse per poi spezzarsi definitivamente forse a causa di una guerra: la subitaneità del dramma è rivelata dalle pentole ancora sul focolari, dal cesti dl lavoro delle donne ancora al loro posto. Il più tardo dei tre scavi è quello di Huayuri. L’insediamento, nascosto in una stretta valle, è formato dal resti di due abitati costruiti uno sulle rovine dell’altro; il primo fu distrutto da un incendio e nel secondo la vita finì improvvisamente come a Pueblo Vejo. Ora tutto è sigillato sotto spessi strati di cenere. Chauachi, Pueblo Vejo, Huayuri, tre scavi che Giuseppe Orefici affronta con l’aiuto di decine di studenti e volontari in campagne annuali di ricerca che si protrarranno almeno fino al 1988. Un meticoloso lavoro scientifico che ci aiuterà a capire meglio le vicende di questi popoli senza voce che abitarono ai margini della pampa;  solo così sarà possibile rendere leggibile il difficile linguaggio dei geoglifi di Nasca che ora l’avanzata del deserto minaccia di seppellire entro pochi decenni.

 

Linee di Nazca… quale mistero?ultima modifica: 2008-05-13T23:25:00+02:00da sognantepilota
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